La rivoluzione della pianta di fico

C’è una storia che si perde nel tempo. E’ la storia di una rivoluzione che ha interessato il mondo rurale.

E’ una lotta tra generazioni e di mezzo c’è la parola fatica, quella non manca mai, quando si parla di campagna.
Si può provare a chiedere nelle contrade, nei paesi, nei borghi; nessuno sa la data di inizio di questo grande cambiamento.

Da una parte i nonni, i padri quelli che in vigna sono per il lavoro a oltranza, per lo sfruttare al massimo le ore di luce, per ottimizzare le risorse. Sono i custodi della tradizione. Questione di responsabilità.

Dall’altra parte ci sono i più giovani, che spingono per il cambiamento, per migliorare, per apportare novità. Chiedono una pausa pomeridiana nelle giornate calde e l’introduzione di una merenda. Del resto, comunque vada, si parte sempre all’alba e si finisce al tramonto.

I confronti sono serrati, e, alla lunga, il terreno di incontro, viene trovato in maniera spontanea. Tutto è regolato dalla natura, sarà lei a decidere.

Le sfumature sarebbero davvero troppe, quando inizia veramente il caldo? Quale dovrebbe essere il giorno preciso di inizio?
Stavolta l’accordo è presto preso, ci penserà la pianta di fico che presenta un legno secco d’inverno. Quando sul germoglio si presenteranno tre foglie verdi, distinte, sarà solo allora che si potrà iniziare la pausa pomeridiana.

E la merenda? Ancora più facile, in maggioranza sarà composta dai salumi preparati nella stagione fredda.


Così in un giorno imprecisato, di un anno incerto, la pianta di fico nella sua qualità di rappresentante di sua Maestà Natura diede inizio alla rivoluzione.


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